Oggi alle 18.30 presidi davanti a Cassazione e tribunali

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Non sentirsi più rappresentati. È questo il dramma che pesa sulla coscienza di chi, invece, avrebbe dovuto rappresentare i diritti dei tanti cittadini che, in questi anni, hanno manifestato nelle piazze italiane.

Questo abbandono del cittadino disoccupato, immiserito e lasciato solo è il cuore del problema. Un cittadino, per dirla con le parole di Barbara Spinelli che “Nessuno più rappresenta nel rapporto con i mercati, lo Stato, le chiese, le mafie: né i partiti né i sindacati”.

Abbandonati a noi stessi e demoralizzati, continuiamo però a sperare che questo Paese possa tornare ad essere “normale”. E non si capisce da dove esca la nostra pervicacia a volerci “fare del male”, anche nella calura estiva, insistendo nel ribadire che no, per noi che amiamo la legalità, il principio che nessuno debba essere considerato più uguale degli altri nei confronti della giustizia, non può passare. Del resto la legalità come può andare in vacanza?

Per questo abbiamo lanciato un appello insieme a Salvatore Borsellino, Oliviero Beha, Loris Mazzetti, Moni Ovadia, Alessandro Gilioli e tanti altri cittadini ed esponenti del mondo della cultura e della società civile per dire “che c’è un’Italia – sicuramente maggioritaria – che chiede a gran voce che la legge sia uguale per tutti e che Berlusconi sia trattato esattamente come ogni altro cittadino.”

Perché “Noi siamo quest’Italia e crediamo che la nostra voce debba venire fuori, debba manifestarsi, debba prevalere sulle invettive sguaiate ed eversive di chi pensa che vi sia qualcuno che è più uguale degli altri.”

Così il 29 luglio – alla vigilia della sentenza della Cassazione sul processo Mediaset – alle 18.30 noi presidieremo la Corte di Cassazione di Roma (dalla parte di piazza Cavour) e i tribunali di Milano, Catania, Parma, Cagliari, Palermo, Parma, Salerno, Torino (con una testimonianza anche a Zurigo).
L’intento non è certo fare indebite pressioni sulla magistratura. A questo – purtroppo – ci hanno già abituati i berluscones. Il nostro scopo – semmai – è esercitare il ruolo di “sentinelle della democrazia” per chiarire che la nostra Costituzione – a partire dai primi 12 articoli – debba essere applicata e preservata. Senza nessuna fuga in avanti e nessun tentativo di scardinare le nostre istituzioni. Perché il rischio, in questo clima da inciucione, è che si faccia passare come “normale” una forzatura dei meccanismi istituzionali, licenziandola come normale dialettica parlamentare.

È la stessa modalità che vorrebbe stravolgere la Costituzione con la revisione dell’art 138 la “valvola di sicurezza” (come definito dai promotori dell’appello “non vogliamo la riforma della P2”) che, se eliminata, delegherebbe ad un Comitato ristretto il compito di “impostare, pensare, elaborare” lasciando all’Assemblea parlamentare essenzialmente un compito di ratifica e esautorandola dalle sue funzioni. Il tutto sta avvenendo tramite un disegno di legge governativo e nel silenzio generale, se non fosse per le iniziative autorganizzate di noi cittadini e, in questo caso bisogna proprio dirlo, per l’opposizione di Sel e Movimento 5 Stelle.

Ma la cosa più grave è che questo tentativo di stravolgimento sta passando sopra la testa di noi cittadini, senza una reale e allargata discussione, senza la benché minima informazione. Mi domando quanti della base del Pd (magari gli stessi che in queste ore si mobilitano sotto la sigla #mobasta) sappiano quello che realmente sta accadendo e si mobilitino per far sapere all’opinione pubblica che il loro partito sta covando questo vero golpe istituzionale, con il beneplacito del premier Letta.

E vogliamo parlare del momento in cui, in Parlamento si è deciso di interrompere la propria attività, sospendendo così di fatto la democrazia, assecondando le esigenze del “partito azienda” che doveva difendere il pluricondannato capo permettendogli di scamparla?

Quel momento, a mio parere, si è sancita, da parte di dirigenti e parlamentari Pd, la morte della democrazia rappresentativa. Anche perché questa maggioranza parlamentare in realtà rappresenta solo la minoranza del Paese ed è per questo che prima si va al voto e meglio è. A costo di tornare a votare con il Porcellum.

Intanto noi lunedì 29 con i nostri presidi svolgeremo il nostro ruolo di “sentinelle della democrazia”, in attesa della sentenza della Cassazione che potrebbe sancire, ancora una volta, che il capo del partito con il quale questo Pd ha deciso di allearsi è un criminale.

Gianfranco Mascia

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